Il 2026 è il nuovo 2016? Sì nel cuore, ma no nei fatti. Come la vedo io

da | Gen 21, 2026 | Intelligenza Artificiale

 

Dicono che il 2026 sia il nuovo 2016, che vi sembra?  L’ho chiesto alla mia Community su Instagram e mi hanno risposto che “forse un po’ sì”. 

il 2026 previsioni nel digitale con l'AI

Vi racconto la mia, in tutta onestà, vivendo ogni giorno in prima persona i cambiamenti che sono in divenire qui nel mondo digitale e avendo avuto esperienza di come eravamo presenti online, dieci anni fa e anche prima.  Quel periodo che sembra così lontano, ce l’ho molto chiaro, stampato nei miei ricordi. 

Era l’inizio del mio essere mompreneur, nel 2016 nasce il mio primo principino e stavo imparando a essere una mamma, mentre avevo avviato – già da tre anni – la mia professione di copywriter e giornalista online. 

Mi ricordo come fosse oggi, scrivevo 8 articoli al giorno, lavorando dalle 7 del mattino alle 7 di sera – delle volte anche fino alla mezzanotte – e le mie pause erano solamente per la poppata. 

Ero entrata “nel giro delle redazioni digitali” e non potevo lasciare. Ho sempre vissuto a metà, tra il mondo reale e il digitale e pian piano sono riuscita a trovare un equilibrio  tra i due.

Dieci anni fa questo binomio non era poi tanto diverso da oggi,  invece che la corsa all’algoritmo, c’era la corsa alla Prima Pagina di Google, per cui se da una parte sui social si poteva essere più “slow” – non erano  poi così tanto necessari per avere una buona presenza online – sui motori di ricerca assolutamente no. 

Come si comunicava nel digitale 10 anni fa

Nel 2016 Internet era un mega archivio di articoli e tutti erano interessati a essere presenti, appunto, su Google… non so se qualcuno di voi se lo ricorda, ma le aziende e i professionisti volevano essere “in prima pagina” sfruttando la SEO – Search Engine Optimization –  vi resta familiare? 

Le persone ricercavano tutto su Google, che rappresentava la principale zona di interesse digitale, mentre i social, Instagram per esempio, non si usavano tanto per promuovere la propria professione o la propria azienda.

Mi ricordo che andava tanto di moda Twitter («re-brandizzato» oggi X), da dove ricercavo e pescavo news da rilanciare e che rappresentava l’amplificatore per eccellenza del motore di ricerca.   

In quel periodo, oltre che per le redazioni, riuscivo a curare i testi dei siti web di aziende e professionisti lungimiranti – e aggiungere narrazioni. Si erano fidati delle mie parole, avevano compreso che prima o poi anche per loro sarebbe stato il web il luogo di scoperta, conoscenza e di guadagno, con un blog ben curato che potesse essere, appunto, ricercabile dalle persone online.

Sono andata a rivedere indietro, sul mio profilo Instagram e nel 2016 avevo postato solo una foto, a proposito del mio lavoro, un timido tentativo di testare qualcosa di nuovo…

Era tutto apparentemente più lento, in realtà dovevi essere sul pezzo, per essere il primo a pubblicare una notizia o a pubblicarla ancora meglio degli altri (a posizionarla),  poi a un certo punto è cambiato il sistema, complice la pandemia nel 2020 e i nuovi schemi di vita sociale, professionale e relazionale si spostano.

Il digitale da luogo di consultazione e ricerca, diventa il luogo di massima espressione di sé. Si diffonde la possibilità di pubblicare video brevi (con TikTok)  e si aggiungono nuove modalità di fare l’informazione e i contenuti di brand e di marketing, insieme all’evoluzione delle piattaforme social che adesso rappresentano il luogo digitale vissuto per eccellenza, il luogo dove oggi DEVI esserci per far conoscere il tuo brand. 

I report più recenti del 2025 (come quelli di We Are Social, HubSpot e Meltwater) confermano in modo inequivocabile che i social media non sono più solo “canali di supporto”, ma il vero centro gravitazionale (hub digitale) per i brand.

I social sono diventati il luogo primario anche per la gestione della relazione con il cliente, i consumatori preferiscono i social media come fonte privilegiata per ottenere risposte rapide alle proprie domane.

Dalla spontaneità alla strategia dei contenuti

Nel periodo “ante Reels” ci si poteva permettere il lusso di raccontarsi con spontaneità, così come veniva; per esempio era possibile pubblicare la foto di un biscotto per far conoscere alla tua Community il dietro le quinte dei tuo lavoro con una caption riassuntiva come questa: 

Quando si dice “una giornata da matti”: flayer per Pitti quasi finito, testo da definire, cinque articoli per cinque blog ancora da fare, selezione immagini per card-nvito, ok, definizione copywriting nuova locandina web, sì, già parlato col cliente; a posto. Ora ci vuole una pausa come si deve! .”

O ti bastava creare un carosello fotografico “molto filtrato” accompagnato da una Caption di due righe, per immergere qualcuno nel tuo mondo, per interessare clienti.  

Poi c’è stato un click, qualcosa che ha fatto scattare qualcosa che va oltre il desiderio di essere ricercati e vendere online, cambia qualcosa nel profondo di ciascuno, si aprono le porte che io definisco della “superficialità”.

Con l’intreccio con gli algoritmi, la fissazione per “come appari”, l’incantesimo della presenza effimera e puramente estetica, il sogno della visibilità a discapito delle parole, cambiano le regole del web, diventa tutto più “costruito”.

Il mondo digitale non è più solo una domanda e una risposta, ma la Realtà che vorremmo che fosse.

E la continua ricerca della costruzione del sé, in qualità di professionista o azienda, la continua ricerca di amplificarsi, il nostro sfogo di voler arrivare sempre più in alto, di guadagnare ancor più, ci ha portati ad inventare l’Intelligenza Artificiale (AI), che oggi “tutto crea, nulla distrugge, tutto trasforma”

Il 2026 e l’Intelligenza artificiale: il nuovo universo che i brand dovranno abitare

Nel 2026, OGGI, l’Intelligenza Artificiale E’ l’universo digitale in cui orbitiamo tutti noi e dobbiamo imparare a conoscerlo.

Prima di rispondere alla domanda se – alla luce di questa enorme evoluzione digitale – faremo  tutti una corsa verso il passato, per riportaci alla realtà più semplice, quella del “face to face”, quella del digitale “meno costruito” , vi racconto un’altra cosa. 

Dieci anni anni fa lasciavo al mio piccolo pubblico di 300 follower alcuni messaggi, proprio papali papali, diretti, senza alcuna strategia “neuromarketing” da Premio Nobel, come questo:   

Il web è qualcosa di più di una parola chiave. Il web è fatto di persone. Ma le persone non si accorgeranno di te nemmeno se sei finito in prima pagina finché non ci sei davvero tu nella tua comunicazione. (Marianna Feo) 

E oggi, 2026, mi sento in dovere di ripetere esattamente la stessa cosa: 

Il web è qualcosa di più di numeri che acquistano. Il web è sempre fatto di persone, anche se c’è di mezzo l’AI. Quelle persone, però, non si accorgeranno di te, non si relazioneranno comunque con te, anche se pubblichi centinaia di contenuti con l’intelligenza artificiale, finché non riuscirai a fare l’unica cosa che serve: farti percepire realmente attraverso la tua comunicazione.  (Marianna Feo)

Il mondo digitale da ora in poi non sarà più lo stesso 

Ci saranno contenuti sempre più sofisticati, tutti saranno in grado di creare video, immagini alla stregua dei contenuti tecnicamente professionali, ci sarà  tanta personalizzazione (pensate ai contenuti adattati alla lingua del proprio paese) e nuove possibilità di esserci con i cloni artificiali.

Insomma, ci troviamo già nella situazione del “chi ha scritto cosa”, “cosa è vero e cosa è artificiale”, “lo dice lui oppure qualcun’ altro” . Quale professionista, freelance, azienda è l’originale? Quale invece mi sta “persuadendo” con lAI? 

Qui non ho più spazio per approfondire, ma ci tornerò su questo tema nei prossimi articoli.  

Il 2016 sarà il nuovo 2016? Nel cuore di ciascuno di noi sono sicura che sì, dal punto di vista della voglia di riprendersi quella “ingenuità” digitale, che per certi versi ci permetteva di promuoverci “più facilmente”, in modo più “meritocratico”?.

Tuttavia, nei fatti, vedo una cosa diversa, vedo un contesto che non ci permetterà di essere così ingenui, che non ci permetterà di intestardirci verso un passato che non esiste più.

Troveremo respiro offline, ma per me, la sfida più complessa da gestire per chi vuole esserci con il proprio business online sarà proprio questa: “se quando ti incontro di persona sei diverso da come ti percepisco online, ti crederò essere una AI e mi sentirò presa in giro”.

La chiudo così, con ciò che dico già da dieci anni a questa parte: quello che dici, come lo dici e perché lo dici sono la tua leva competitiva più forte e oggi è inesorabilmente necessaria, per poter avvicinarti al tuo pubblico, come desideri. 

Marianna Feo

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**NOTA DI TRASPARENZA: questo articolo non è stato scritto con l’AI

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